MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS

Approfitto di questo mio umile e piccolissimo spazio personale, per rispondere ad un recente post pubblicato su Vice da una ragazza nata nel 1993, che ha voluto vivere una settimana “come se fosse nel 1996”.
 
 
Molti di noi “figli degli anni 90” non si sono ritrovati in una sola parola pubblicata. L’inesattezza e l’inutilità delle parole digitate da questa ragazza sono gravi quasi quanto la volontà di Vice di volerla pubblicare. 
 
Quindi, sarà che per un motivo ignoto alla mia coscienza questa settimana quasi conclusa sia stata per me particolarmente “melanconica” e nostalgica, sarà che ho appena finito di leggere le mie riviste del sabato mattina e ho un buco di un’ora, ma mi sento in dovere di dover mettere molti puntini sulle i. Ora.
Non fosse altro che per semplice “onor del vero” e per evitare che gli altri ragazzi nati nel 1993 la possano pensare erroneamente come questa ragazza.
Per inciso, lo sto facendo anche io da un blog, quindi chi scrive non è una persona che non sa di cosa si stia parlando (facebook, twitter, instagram, ecc ecc utilizzo tutto). Mi piace la tecnologia, oggi, certo forse ogni tanto ne abuso, ma credo di utilizzarla conoscendone il valore effimero. Di certo non sono una persona che la denigra. Mi si rizzano i capelli però, se d’altro canto, mi toccano la mia adolescenza anni 90 parlandone senza cognizione di causa. 
 
Fatevi una passeggiata nel suo post (sopra vi ho lasciato il link), io descriverò, proprio come ha fatto lei, i giorni della settimana come realmente li ho/abbiamo vissuti nel 1996. E non come ha vaneggiato lei.
 
Avevo 17 anni.  All’epoca mi sentivo una cretinetti ma è evidente che col senno di poi, paragonata a questa 20 enne che si sente Steve Jobs, noi eravamo cento spanne di QI e umiltà avanti.
 
Carissima, per creare la corretta atmosfera, ti consiglio di scaricare da torrent il disco capolavoro degli Smashing Pumpkins che, uscito nel 1995, nel 1996 abbiamo tutti divorato: Mellon Collie and the Infinite Sadness.
 
Con tutto il rispetto per i Prodigy, che amavamo ballare nei nostri sabato sera, negli anni 90 eravamo musicalmente più fortunati, sono usciti degli album che hanno fatto la storia della musica, qualunque filone seguissi c’era pane per i tuoi denti: brit pop, new wave, dark, goth, rock, hard&heavy, grunge, post punk, boy band, girls power, Ramazzotti. Perchè c’era ancora mercato. E poesia in tutto questo. Che l’era digitale ha cancellato.
 
L’album in oggetto degli Smashing credo che abbia unito l’amore per la buona musica che apparteneva, e appartiene, ad ognuno di noi, dal più pop al meno mainstream.
Noi, “poveri sfortunati” senza l’iphone, potevamo vivere quel momento fantastico, l’attesa di uscita di un album, la corsa alla Ricordi in Duomo per averlo, o da Mariposa se si cercava qualcosa di nicchia (i cofanetti importati….). Si teneva in mano, in fila alla cassa, l’oggetto del desiderio con un sorriso stampato in faccia e la frase in loop in testa “finalmente sei mio”, si scartava l’oggetto del desiderio con la stessa eccitazione sessuale che si ha nel cercare la pelle della persona amata, si ascoltava il cd fino a farlo consumare, fino a farlo saltare, fino a doverlo ricercare e ricomprare. Si leggevano i testi delle canzoni….
Sensazione che si può empaticamente trasferire a diversi oggetti: vhs, dvd, libri. Qualsiasi oggetto abbia rappresentato una nostra  passione.
Non bisogna mai trascurare l’importanza di un feticcio, di un oggetto, appunto, come rappresentazione della passione. Ha una specifica funzione: la venerazione. Da cui scaturisce la motivazione nel portarla avanti.
Questo tipo di piacere è qualcosa che purtroppo ti sei persa, ma a meno che tu non faccia esclusivamente sesso solo su fb, credo tu possa capirne l’intensità. 
La sensazione (oggi morta) di puro amore verso un disco nuovo è il lutto più disperato che mi ha fatto personalmente vivere il nuovo secolo. 
Ma non ti voglio spaventare fin da subito dai, cercherò di essere carina nei limiti delle mie capacità e ti porterò pian piano a raggiungere l’epifania che tanto ti aspettavi e che ti sei persa.
 
Let’s go
 
p.s. tu hai 20 anni e descrivi una tipica settimana in ufficio da Parigi dove vivi “e lavori” (mi sembra già una puntata di “The apprentice” più che “una settimana nel 96”, io sarò realmente realistica e ti scriverò come davvero ero nel 1996: una diciasettene in quarta liceo).
 
LUNEDI
Mi sveglio ascoltando gli Elastica alla radio. Mia sorella è ancora li che dorme, io amo svegliarmi prima cosi ho il bagno tutto per me e posso metterci i miei bei 30 minuti per disegnarmi un eyeliner perfetto. Senza quello non si esce. Piuttosto il linciaggio pubblico. Il mio astigmatismo non mi permette un’invidiosa, decisa riga netta come tracciano le mie amiche in 2 secondi, io devo usare il goniometro…(vai a gogglare cos’è , cara vai) e tre preghiere a ognissanti visto che sono anche mancina.
Bene, black dress di ordinanza, dr.martens e via alla fermata della 70. “Comunque lo specchio di alice ora è troppo caro, sabato non sono riuscita a comprare nulla. Che palle oggi ho due ore di latino.” questi i pensieri del mattino…non aggiornare lo status.
Sull’autobus incontro già i primi compagni di scuola, saluto qualcuno dal vetro che vedo ancora fuori sul marciapiede, e comincio a ripassare per la versione.
La scuola vola via in fretta, ci fermiamo tra di noi un’oretta fuori da viale marche cosi ci mettiamo d’accordo per cosa fare nel pomeriggio.
Riprendo la 70 e ritorno a casa. La sera ,dopo cena, solita catena al telefono con le amiche, e mia madre in sottofondo che grida che le serve il telefono.
Poi tv con mia sorella, con tanto di telecomando (pensa che ricchezza….) (?!?!?!) i telecomandi c’erano già nel 1996…
 
MARTEDI
Stasera mi devo ricordare di chiamare il numero del Cornetto Algida che si vincono i biglietti dei Cure, mi pare che mi abbia detto oggi Fedya, credo…boh poi chiedo a luca, no quello non sa mai un cazzo, mi sa che devo parlare con Marco.
Merda la 70 non arriva, che cavolo è successo? uff fa anche freddo, MI INCAMMINO A PIEDI, con il mio cd portatile, meno male che ho cambiato le pile, troverò qualche mezzo alternativo tanto ormai la strada la so a memoria. Poco male, al massimo imparo le tracce.
Tanto arriveranno tutti in ritardo se non passa l’autobus. Che figata oggi mi hanno passato due riviste nuove, ho un sacco di libri da leggere per la scuola , non ce la farò mai a fare tutto in una settimana, ho pochissimo tempo!
va che bella giornata, stasera mi sa che come al solito ci troviamo da Sara e guardiamo su mtv in loop tutti i video di Bon Jovi e degli Aereosmith facendo le cretine sulla moto della realtà virtuale come nel video 🙂 
 
MERCOLEDI
“Cazzo ieri con sta storia di Sara mi sono dimenticata del Cornetto Algida, chiamo stasera, aspetta che sento gli altri per sicurezza”. Faccio un giro di telefonate, in cui in molte rispondo i genitori, che saluto e con i quali un pò chiacchiero, con la fretta di sbolognarli perchè devo vincere i biglietti…
Nel frattempo a scuola ci stanno già riempiendo di volantini per le serate del week end, ma tanto ormai abbiamo i nostri ritrovi pomeridiani e i nostri posti fissi il venerdi sera, uno su tutti, Il rainbow. E il sabato sera il caffè dali. Alternato a shelter. Nothing else. (Alla fine in adolescenza si fa tanto i trasgressivi ma si è più ripetitivi dei 30 enni per quanto concerne i luoghi) sai perchè? perchè ti importa solo andare dove puoi rivedere la gente che ti piace. E la musica che ti piace. E se la gente che ti piace è sempre li, tu torni sempre li. Ti crei il tuo spazio vitale.
 
GIOVEDI
Mi sveglio e penso: vorrei tanto andare a quell’università, ma mio padre non mi ci manderà mai, che diavolo di lavoro potrei fare? vorrei andare in inghilterra, vorrei essere al mare, quest’anno dove andremo al mare? penso alla figura di merda che ho fatto ieri, la prossima volta devo avere la risposta pronta, penso alle scarpe che prenderò col primo lavoro, penso che non vedo l’ora che sia venerdi cosi rivedo tutti i miei amici, rivedo LUI.
MI SVEGLIO, PENSO E PERSINO IMMAGINO. t’è vist cara? ammazza eh? e per fare tutte queste cose non serve l’iphone…
Esco proattiva, serena, felice, piena di aspettative cercando di realizzare i miei desideri….
 
VENERDI
Cazzo ieri al Gasoline mi sono troppo divertita, ma fanculo a fedya e ai suoi chupiti anche di giovedi! (serata senza foto senza cellulare senza niente. nella borsetta solo sigarette e chiavi di casa).
Ma stamattina ho dovuto saltare un’ora, minchia come mi pesa sta cartella, dai tieni duro fai solo 5 ore oggi!
E stasera riparte il week end, ormai non c’è nemmeno bisogno di sentirsi, ci troveremo sotto i portici (nostro punto di ritrovo a quell’età) e li decideremo eventualmente cosa fare.
Non ho niente da mettermi ovviamente e non so neanche se LO rivedrò. Speriamo….
Ma almeno uscirò e i miei non potranno più rompermi le balle con cento domande, UNA VOLTA FUORI NON SARO’ PIU’ RINTRACCIABILE.
All’interno del locale ci metteremo d’accordo su dove trovarci alla fine della serata, tanto siamo in giro e ci becchiamo sempre.
Male che vada ci vediamo alla macchina. 
(p.s. per inciso ragazza del 1993 io sono uscita per 10 anni senza cellulare e mai una volta mi sono ritrovata senza trovare i miei amici…secondo me si sviluppa una specie di senso olfattivo di branco, per cui ti ritrovi. sempre. come i ciechi affinano altri sensi per sopravvivenza…il branco si fiuta e si cerca prima di andare via. Le volte che non è successo è perchè ho deciso io di andare via con altre persone…).
Libero arbitrio rules nel 1996.
 
SABATO
Va beh tanto due negroni di ignazio e sono a posto per tutta la prossima settimana. Cenare fuori? messicano? Non me ne è mai fregato nulla a 20 anni. Avrò tempo a 35 anni, da vecchia, per fare cene.
Ci troviamo tutti da fedya e poi via sulla sua Uno bianca. Resteremo a piedi anche sta volta. Sicuro. Porto 5 mila lire, gliela faccio io la benzina vah, che voglia di spingere la macchina nella nebbia alle 6 del mattino…zero.
 
DOMENICA
 
 
foto-41
 
Finalmente è domenicaaaaaaaa mamma mia c’è David Bowie al Palatrussardi, (Stefano se mi leggi la foto fa schifo perchè è un cimelio incorniciato ndr:-)) la mia amica Vale mi ha fatto avere il bigleitto e mi porta con lei oleeeee, c’è Morriseyyyyyyyy che figo anche il biglietto con la sua faccia, ci siamo messe d’accordo stamattina a scuola. Ci troviamo davanti al palazzetto e andremo ad ascoltare buona musica.
Prima leggerò un pò di libri, si tristi, perchè sono una masochista. Ma anche classici. Perchè devo studiare. Anche contemporanei. Perchè voglio conoscere. Anche ironici. Perchè amo ridere.
Perchè ho tanto tempo a disposizione e idee chiare su come occuparle.
 
L’epifania sta proprio qui cara mia ragazza del 1993. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere un’ immaginazione, dei sogni che erano frutto di nostre conoscenze determinate e scelte. Non di selezione tra mille input che oggi ricevete.
Eravamo attivi nella scelta, voi purtroppo, per forza di cose, vi ritrovate ad essere passivi e a scegliere tra le scelte che vi vengono proposte. C’è già una selezione a monte che non vi vede protagonisti. Cosi vi ritrovate a 20 anni e a non sapere veramente cosa voler fare perchè c’è troppa roba da fare, da ascoltare, da mettere in ordine, confusione…. Non dico trovare le risposte, a 20 anni si è troppo giovani, ma non riuscite nemmeno a porvi le domande giuste.
Quello che vale quindi è solo il presente.
Non c’è solo la reputazione sociale da mantenere, già un lavoro da mille generazioni, ma c’è anche quella on line, virtuale. E una si alimenta con l’altra. E il più delle volte finisce che si fanno le cose “per essere taggati e/o fotografati li” non perchè vi piace davvero…Quanto tempo vi porterà via “quest’attività da truman show”? tutto….Cosa vi resterà per pensare davvero a voi stessi e al vostro futuro? niente….
 
La semplicità delle nostre azioni quotidiane, viste oggi, nell’adolescenza erano evidentemente complesse. Ma guidate da noi. In una sola realtà. 
Leggevo prima da qualche parte che non sono le informazioni a determinare la libertà, nè la conoscenza e la possessione di tutte queste informazioni la soluzione.
La capacità di giudizio è ciò che dobbiamo formare in adolescenza, e seguire in età adulta. 
 
L’iphone, internet, facebook ecc…sono fonti di informazione, ma non ci aiutano a renderci critici con buon senso di giudizio. Ci aiutano a parlare di tutto su tutti, questo è qualunquismo, non conoscenza.
 
E ciò si riflette anche sulla capacità, poi, come ti ha ben detto tuo padre, di vivere nel tuo mondo.
Anche noi negli anni 90 vivevamo nel nostro mondo, in adolescenza è normale, ma l’avevamo creato noi, era la nostra cameretta, erano i nostri poster, gli oggetti selezionati accuratamente da noi.
Il vostro mondo, ora, è tutto il mondo racchiuso in un click, in un like e in una password.
Non avete scelto niente e nemmeno ve ne rendete conto.
Non invidio i genitori che si trovano a gestire l’adolescenza in questo millennio.
 
Spero con tutto il cuore che in qualche modo oggi, nel 2013, si riesca a tornare negli anni ’90 non solo grazie al Tartan :-), ma ritrovando quello stupore adolescenziale che ancora ci permetteva di sognare.
 
 Davvero preziosi momenti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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2 pensieri su “MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS

  1. Ho letto con piacere le tue parole, trascinato quì da quel piccolo quadratino su FB nel quale ho subito riconosciuto i tratti somatici di Bowie. Bowie mi ha accompagnato fin dall’infanzia, quando ancora non sapevo chi fosse ma mi ipnotizzava e non sapevo perchè, e ancora oggi mi emoziona col suo stile inconfondibile.
    Al Palatrussardi c’ero, e ben attaccato alle transenne, e chi non ha visto concerti di quel genere non sa bene cosa vuol dire un bel concerto, quelli che ti restano dentro.
    Nel 1996 avevo già 30 anni e questo vuol dire che ho assaporato il tatto e l’odore del vinile, che sotterra la sensazione sterile del CD, così piccolo e luccicante. Certo si sente bene, si rovina meno, occupa poco spazio, lo duplichi più fedelmente ( guai a portare in macchina l’originale!), però quando aprivi finalmente a casa l’album doppio (con l’amico al seguito già pronto con la cassetta al cromo) la giornata era piena e vincente, non avevi bisogno d’altro se non un po’ di sopportazione da parte del vicino per il volume dello stereo.
    Sì lo stereo, quello con le casse belle grosse, che occupava quello spazio in libreria preso ora da una tv ultrapiatta enorme usata per lo più per vedere ragazzetti mediocri che si sfidano in programmi improponibili condotti da patetici figuri.
    In effetti ogni periodo ha le sue caratteristiche e i suoi feticci, ma come dici tu era comunque un mondo reale fatto di scelte personali e non indotto.
    Spero solo che questo mondo virtuale che vivono ora gli adolescenti non imploda su se stesso. Ne ho due in casa e non vedo la scintilla della voglia di avventura e di scoperta,sia che esse siano dietro casa o oltre i confini di un’Italia che non è più quella del 96′ ma neanche del 66′.
    I mezzi per avere un mondo migliore ci sarebbero, ma forse quando si ha troppo non ci si rende conto della fortuna che si ha.
    Ale.

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